Festività natalizie 2014-2015 – Un riassunto

Festività natalizie 2014-2015 – Un riassunto.

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Festività natalizie 2014-2015 – Un riassunto

Dopo un periodo di inattività del blog a causa di impegni e imprevisti, ecco un nuovo articolo. Sono accadute svariate cose, quindi cercherò di riassumerle con la maggior chiarezza possibile.

Ci eravamo lasciati a fine novembre con la presentazione del libro “Respice Arcanum” di Barbara Frale. Dicembre è stato un mese alquanto impegnativo: oltre alla mostra delle stampe d’epoca raffiguranti ottocenteschi scorci del paese e dintorni (14 dicembre) e alla mostra dei presepi preparati da chiunque volesse partecipare (21 dicembre), venne al contempo affidato al gruppo l’incarico di allestire il grande presepe da esporre in P.zza della Libertà, anche se la preoccupazione che il tempo a sufficienza non bastasse aleggiava tra i membri del gruppo archeologico. Uno slancio di positività e di voglia di fare, però, fece sì che il presepe non fosse solamente pronto per la vigilia di Natale, ma addirittura una buona settimana prima! Fu così che Bassano in Teverina presentò (a cittadini e non) la sua “santa mangiatoia” personale. Purtroppo, in un caso isolato nella sera del 31 dicembre, alcuni manichini vennero (per dispetto o per svarione) rovinati dalle fiamme di qualche scoppio di Capodanno. Niente di grave, per fortuna: i leggeri danni sono stati subito coperti, celati. Tutto era pronto anche per l’Epifania!

Nel frattempo, gli orari per visitare la Torre dell’Orologio stavano subendo una piccola modifica: nel periodo che va da gennaio a marzo, questa non sarà aperta al pubblico il sabato mattina.

Arriva il 17 di gennaio ed è il momento di celebrare Sant’Antonio Abate tramite il cosiddetto Sacro Fuoco di Sant’Antonio. La location rimane P.zza della Libertà, con una mangiatoia ormai privata di manichini che gioca comunque a meraviglia il suo ruolo suggestivo. Nello stesso giorno e nelle stesse ore è prevista anche la benedizione degli animali, così il sito si colora ancor di più grazie a cani, gatti, cavalli e persino una bellissima civetta! Il fuoco va che è una meraviglia (gli animali si guardano bene dall’avvicinarvisi) e il vento aiuta molto.

Questi eventi hanno accompagnato le festività natalizie 2014-2015 di Bassano in Teverina e non è un reato constatare che abbiano magari aiutato un po’ il paese a non spegnersi, a non cedere alle perdite, a rimanere in piedi da solo. Sta alla popolazione, ora, continuare a sorreggerlo, evitando che si spenga sempre più.

Prossimi appuntamenti in paese: sfilata dei carri di Carnevale (8 e 15 febbraio) e prima maratonina di Bassano in Teverina (8 marzo).

Per maggiori informazioni, visitare il gruppo Facebook del Gruppo Archeologico Bassanese (https://www.facebook.com/groups/archeobassano/) o quello del Comitato Festeggiamenti (https://www.facebook.com/groups/1399452140314352/).

-Tiziano De Chicchis (https://www.facebook.com/orionnebula91)

 

La presentazione del “Respice Arcanum” di Barbara Frale

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Si è svolta domenica 30 novembre presso l’immutabilmente suggestiva chiesa di Santa Maria dei Lumi la presentazione del libro “Respice Arcanum – Il Papa” di Barbara Frale, storica già nota in questo specifico ambiente letterario.

Durante l’evento, grazie alle descrizioni dei personaggi e delle tradizioni di un tempo, e grazie anche alle musiche medievali eseguite da tre ragazze esponenti dell’associazione “Il Palcoscenico”, siamo riusciti a respirare per l’ennesima volta quell’aria di Età di Mezzo che sempre più spesso pervade ormai il borgo di Bassano in Teverina.

Il Lago Vadimone nella lettera di Plinio il Giovane al suo amico Gallo

<<Noi siamo soliti intraprendere viaggi attraverso il mare per conoscere tante cose, mentre trascuriamo quanto abbiamo sotto gli occhi, sia perché siamo naturalmente disposti a trascurare le cose vicine per andare dietro a quelle lontane, sia perché si affievolisce il desiderio per tutte le cose che facilmente abbiamo l’occasione di vedere e sia perché spesso si differisce di vedere ciò che ci è dato di contemplare ogni volta che vogliamo.

Comunque noi ignoriamo tante cose nella nostra stessa città e nelle vicinanze di essa, non soltanto per non averle mai viste, ma anche per non averne mai inteso parlare. Che se si trattasse dell’Acaia, dell’Egitto, dell’Asia o di qualsiasi altra regione famosa per tante cose meravigliose, le avremmo ascoltate, lette e percorse.

Certamente io stesso, or non molto, ho inteso e veduto cose che per l’innanzi non avevo né sentito né veduto.

L’avo di mia moglie aveva voluto che io andassi a vedere i suoi poderi presso Amelia. Mentre li percorrevo, mi si presentò allo sguardo il sottostante lago chiamato Vadimone, di cui si raccontano cose straordinarie.

Giunsi presso di esso. Il lago è circoscritto a guisa di ruota distesa orizzontalmente, ed è uguale da ogni parte: nessuna insenatura, nessuna obliquità, ma tutto misurato, uguagliato, scavato e tagliato come da una mano di artefice.

Il colore è più chiaro del turchino e più cupo del verde: l’odore è di zolfo e il sapore medicinale. Ne emana una energia per la quale gli organismi fiaccati vengono irrobustiti.

Per quanto piccolo lo specchio d’acqua, tuttavia risente i venti e si gonfia per le tempeste.

Questo lago non è solcato da nessun naviglio (perché sacro) ma vi galleggiano delle isolette erbose tutte ricoperte di canne, giunchi e quel che si trova in ogni altra fertile palude, prodotte nei contorni del lago. Come forma ognuna ha la sua figura: tutte hanno rasi i margini perché, urtando continuamente contro la sponda o tra di loro, logorano e vengono logorate. Hanno tutte uguale altezza, uguale leggerezza, poiché come carena s’immergono nel bassofondo. Queste si sporgono da ogni lato: dalla stessa acqua sono parimenti sollevate e sommerse. Talvolta si uniscono e stringono, diventando simili alla terraferma, talvolta sono portate qua e là da venti contrari e qualche volta, prive di quiete, si vedono correre singolarmente. Spesso le più piccole si attaccano alle più grandi come barchette a navi da trasporto e spesso le più grandi e le più piccole assumono tra di loro quasi una gara di corsa. E di nuovo tutte spinte ad uno stesso punto e quando si fermano fanno avanzare la terraferma; danno al lago una forma e la ritolgono: finalmente quando restano al centro non lo restringono. Si sa che le pecore, pascolando le erbe, son solite inoltrarsi in quelle isole, come se fossero le estremità della sponda, e che non si accorgono del terreno mobile se non, quando staccate dalla sponda, vengono portate via; ma una volta ingannate, si spaventano per le acque del lago che le circonda. E tosto che trasportate dal vento si trovano fuori dell’acqua. Non si sono accorte né come vi sono entrate né come ne sono uscite.

Il lago sbocca in un fiume che, dopo essersi mostrato un poco alla vista, si immerge sottoterra e scorre altamente nascosto; e se prima di sottrarsi alla vista ha portato via qualche cosa, la conserva e la restituisce.

Ho voluto scriverti queste cose perché credo che non ti siano meno ignote, né meno gradite che a me. Poiché a te pure come a me niente più diletta quanto le opere della natura. Sta bene.>>

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Festa di Halloween e pulizie d’autunno

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Festeggiare Halloween in Piazza Finzi, ai piedi della Torre, si è rivelato senza dubbio originale, fascinoso e magico. Se poi tutta la zona interessata viene adornata con zucche, fantasmi, streghe, pipistrelli, lapidi e chi più ne ha più ne metta allora la suggestione prende il sopravvento.
La serata ha inizio con la sfilata di un trattore, anch’esso decorato, che, insieme ad un po’ di musica, ha accompagnato bambini e adulti mascherati lungo il viale Cesare Battisti fino all’entrata del borgo, dove si sono trovati davanti agli occhi la scena di cui sopra.
In occasione della festa, la Torre è stata aperta alle visite. Non era però la solita Torre: illuminata dal basso da enormi fasci di luce, i visitatori hanno avuto l’inusuale opportunità di camminare tra candele, ragnatele, urla strazianti e un’inquietante musica Dark Ambient in sottofondo.
Nonostante tutto ciò fosse nato per essere principalmente sperimentale, il party si è rivelato interessante sotto ogni punto di vista e molto probabilmente non sarà il primo e l’ultimo.

Qualche giorno dopo, precisamente il 3 di novembre, è la volta dei lavori di pulizia della Torre. Uno sporco lavoro che però andava necessariamente svolto, sia per cura personale che per il progressivo aumento di turisti e visitatori. Lo scopo principale è stato rimuovere il guano dall’ultimo piano della Torre, che col tempo aveva raggiunto svariati centimetri di altezza e densità, per poi passare alla ramazza e alla pulizia di vetri e finestre. Ci è voluto più del previsto (4 ore circa) ma, grazie alla partecipazione di membri del Gruppo Archeologico e membri del Comune, ora il sito è pulito. Visitatori e turisti potranno stare tranquilli… ed anche noi.

La Torre dell’Orologio

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La Torre dell’Orologio (o Torre del Campanile) è una costruzione rinascimentale, realizzata con l’intento di fortificare l’antico campanile dell’adiacente chiesa di Santa Maria dei Lumi, inglobandolo nella torre stessa.

Dai resoconti delle visite pastorali effettuate dalla diocesi di Orte, le visitationes, risulta che il campanile della chiesa di Santa Maria dei Lumi fu eretto tra l’XI e il XIII secolo a circa 12 metri dalla facciata della chiesa, con l’intento di essere utilizzato anche come torre a carattere militare. Ben presto, però, questo rimase inutilizzato perché venne costruito un altro piccolo campanile sopra il tetto della chiesa (per rendere le corde delle campane più a portata di mano).

La nuova torre venne costruita attorno al vecchio campanile tra il 1559 e il 1571 circa per volontà della famiglia Madruzzo (feudataria di Bassano in quel periodo), che volle munire il borgo di un sistema difensivo più efficace e di un simbolo di prestigio familiare.

Questa caratteristica delle due torri era assolutamente sconosciuta fino agli anni Settanta del XX secolo, in quanto del campanile celato dalla torre si ignorava l’esistenza. Fu nel corso dei lavori eseguiti per il consolidamento della torre esterna che fu fatta la scoperta. Informata la Soprintendenza, venne elaborato un progetto mirante alla coesistenza delle due strutture, non abbattendo cioè la torre e permettendo la simultanea visione del campanile interno, al quale era stato addossato materiale di riempimento. Il restauro iniziò quindi nel 1976 e terminò nel 1984, anno in cui furono pubblicati i risultati.

Alcuni anni fa, mentre un operaio procedeva sul selciato a qualche metro dalla torre, si vide sprofondare il piede in una buca. Esploratala, si è constatata l’esistenza di una cisterna che era stata ricoperta e di cui, come per il campanile, si era persa l’esistenza. Il pozzo ha una profondità di circa 10 metri, ma ancora non scavato completamente, e un diametro di 2 m. È rivestito di mattoncini che in alto tendono a chiuderne la bocca. Tra il terriccio scavato si sono trovati cocci, pezzi di stoviglie, monete antiche ed altri oggetti non bene identificati.

Caratteristiche e interno

internotorreLa torre, costruita con blocchi squadrati di peperino, ha base quadrata di m 7×7 per un’altezza di 25 metri, ed è munita di un orologio con quadrante in maioliche settecentesche decorate a mano. Il campanile al suo interno ha base quadrata ed un’altezza di 27 metri circa; è separato dalla torre da una intercapedine di 0,70 cm ed è composto da blocchi di peperino fino a quota 11 metri, da piccoli conci in pietra calcarea fino a quota 22 metri ed infine da una parte terminale in blocchi squadrati di peperino, con una piccola apertura per lato, di circa 4 metri. Si ritiene che quest’ultima parte sia antecedente alla costruzione della torre, eseguita quando si decise di trasformare il campanile in torre di difesa e di avvistamento prima della costruzione della torre esterna.

I quattro piani di cui è costituito il campanile sono caratterizzati da una serie di bifore prima e trifore poi, sorrette da piccole colonne animate da figure dette telamoni oppure decorate con motivi floreali o ancora colonne a tortiglione. Solo all’ultimo piano le trifore non presentano decorazioni, le colonnine sono sottili e i capitelli sono slanciati ma lisci. Dei quattro lati del campanile, quello rivolto verso la chiesa è il più decorato, mentre il lato S-O è privo di decorazione.

telamone 3 pianoIl campanile, con le sue figure antropomorfe, rappresenta uno dei rari esempi di campanile animato in Italia, realizzato secondo gli esperti da muratori comaschi molto attivi nel viterbese tra i sec. XI e XII. Al primo e terzo piano sono presenti delle figure antropomorfe che, inglobate nelle colonne delle rispettive finestre, ostentano l’organo genitale. È opinione diffusa che essi rappresentino la tentazione della carne, l’impudicizia di coloro che allo spirito antepongono il piacere fisico. Questa pulsione veniva condannata perché rendeva l’uomo simile alle bestie e i due telamoni potrebbero rappresentare un monito di questo tipo; essi però appaiono piuttosto gaudenti: quello che si affaccia sul lato della chiesa (3º piano), seduto con le gambe accavallate, sembra addirittura irridere chi lo osserva ostentando il proprio membro, mentre l’altro (1º piano), solidamente aggrappato alla colonna, con la mano ghermisce il suo attributo (oggi spezzato) puntandolo con insolenza verso la valle del Tevere. In questo caso si può forse pensare ad un gesto di sfida nei confronti di un nemico che proveniva da quella parte, ma per il telamone affacciato sulla chiesa è difficile trovare una spiegazione, anche se di recente è stata avanzata l’ipotesi che esso sia ispirato all’immagine dello Spinario.

Sta di fatto che queste posture trasgressive dovevano essere considerate efficaci, e forse anche ironiche, nei confronti di qualsiasi nemico, nonché capaci di assicurare forza e protezione per la comunità sociale che le adottava per farsene scudo.

Al 1º piano c’è anche un’altra insolita immagine: quella di un telamone anch’esso abbracciato alla colonna della bifora rivolta verso la chiesa. La figura è di spalle e indossa una corta tunica di foggia medievale, stretta in vita da una cinta. È stata paragonata a una colonna scolpita nella cripta della Cattedrale svedese di Lund, datata al primo quarto del XII secolo, con la quale presenta notevoli somiglianze.

colonneNel 2º piano le colonnine delle quattro trifore sono tutte lisce tranne quella del lato a valle che è a tortiglione. I capitelli (eccetto quelli della trifora a S-O) sono decorati sul lato esterno da una rosa sormontata da elementi vegetali stilizzati.

Nel 3º piano, delle quattro trifore solo quella rivolta verso la chiesa offre un’ornamentazione scolpita: la colonnina sinistra è a tortiglione, quella di destra mostra la figura antropomorfa già descritta. I capitelli sono completamente lisci e le colonnine piuttosto sottili.

Nel 4º piano le quattro trifore sono prive di decorazione e hanno colonnine più sottili e i capitelli lisci sono più slanciati rispetto a quelli dei piani inferiori.

Il campanile all’interno è stato munito di ascensore per un primo tratto e di una scala interna provvista di ripiani di sosta in corrispondenza delle soglie delle aperture, è stato dotato di copertura per mezzo di capriata a crociera e il vano tra la torre e il campanile coperto da un vetro armato.

Dall’alto della torre, l’occhio può spaziare di 360°, con vista sul corso del Tevere, il monte Soratte, i contrafforti dell’Appennino umbro-marchigiano e più lontano ancora il Terminillo.

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